212026Set
Therapists test an AI dating simulator to help chronically single men practice romantic skills

Therapists test an AI dating simulator to help chronically single men practice romantic skills

Un recente studio pubblicato su Archives of Sexual Behavior ha esplorato una possibilità
interessante: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare, almeno in alcuni casi, uno
strumento per aiutare le persone che vivono una condizione di solitudine romantica cronica
a esercitare le proprie abilità sociali e ridurre il disagio emotivo. La ricerca si è concentrata in
particolare sull’“involuntary singlehood”, cioè la condizione di chi desidera avere una
relazione sentimentale ma, nonostante questo desiderio, incontra difficoltà persistenti nel
costruirne una. Questa situazione può essere associata a solitudine, senso di
inadeguatezza, ansia, tristezza e frustrazione sessuale e, quando l’isolamento sociale
diventa prolungato, può avere ripercussioni anche sul benessere fisico. I ricercatori, guidati
da David Lafortune dell’Université du Québec à Montréal, sono partiti da un problema
concreto: molte persone che vivono questa condizione, soprattutto alcuni uomini, tendono a
non rivolgersi ai servizi di salute mentale, per motivi economici, diffidenza nei confronti dei
terapeuti o difficoltà a parlare delle proprie insicurezze affettive e sessuali. In alcuni casi
estremi, l’isolamento può inoltre favorire l’avvicinamento a comunità online radicalizzate,
all’interno delle quali possono svilupparsi convinzioni rigide sui rapporti tra uomini e donne e
una forte attribuzione di colpa alle donne per le proprie difficoltà sentimentali. Per questo
motivo, il gruppo di ricerca ha cercato di capire se una tecnologia meno intimidatoria della
terapia tradizionale potesse rappresentare un primo passo verso un maggiore
coinvolgimento sociale. A questo scopo sono stati coinvolti 32 uomini canadesi
eterosessuali, single da almeno un anno e insoddisfatti della propria situazione
sentimentale. I partecipanti hanno utilizzato una piattaforma sperimentale chiamata Kindling,
progettata per assomigliare a una normale app di dating, all’interno della quale potevano
interagire con “Marie”, un personaggio virtuale basato sull’intelligenza artificiale. Il sistema
era stato programmato con una personalità specifica, una storia personale, interessi e
caratteristiche come empatia, assertività e apertura mentale, oltre a risorse psicologiche che
gli permettevano di gestire anche conversazioni difficili. L’esperimento, svolto in laboratorio
alla presenza di uno psicoterapeuta, durava meno di due ore ed era suddiviso in tre fasi.
Nella prima, i partecipanti dovevano esercitarsi nell’approccio e nelle conversazioni iniziali,
proprio come avrebbero fatto su un’app di incontri; nella seconda veniva chiesto loro di
condividere informazioni più personali, come valori, emozioni ed esperienze sentimentali,
allenando quindi la capacità di mostrarsi vulnerabili; nella terza, invece, l’intelligenza
artificiale simulava un rifiuto romantico, permettendo ai partecipanti di sperimentare una
situazione potenzialmente dolorosa all’interno di un ambiente controllato. Tra una fase e
l’altra, lo psicoterapeuta aiutava gli uomini a riflettere sui pensieri negativi e sui sentimenti di
inadeguatezza eventualmente emersi durante l’interazione. I risultati sono stati interessanti:
nei tre mesi successivi all’esperimento, i partecipanti hanno riportato una riduzione della
solitudine, dell’ansia psicologica e del disagio legato alla propria vita sessuale, e questi
miglioramenti risultavano ancora presenti ai controlli effettuati dopo uno e tre mesi. Molti
uomini hanno inoltre descritto la simulazione come realistica e utile per esercitarsi nel flirt e
nella comunicazione senza il timore immediato di essere giudicati o messi in imbarazzo.
Durante le prime due fasi, i partecipanti tendevano a sentirsi più accettati, desiderabili e
sicuri di sé, mentre, come prevedibile, questi vissuti diminuivano quando l’intelligenza
artificiale simulava il rifiuto. È importante sottolineare, però, che l’esperimento non ha

modificato alcuni aspetti più profondi del funzionamento psicologico: non sono emersi
cambiamenti nei livelli di ostilità, nelle convinzioni rigide sui ruoli di genere o nella tendenza
ad attribuire alle donne la responsabilità dei propri fallimenti sentimentali. Secondo i
ricercatori, modificare convinzioni così radicate richiederebbe probabilmente interventi
terapeutici più lunghi e strutturati. Inoltre, i risultati devono essere interpretati con cautela. Lo
studio ha coinvolto un campione molto piccolo e poco rappresentativo, composto quasi
esclusivamente da uomini bianchi, eterosessuali e con un livello di istruzione elevato, e non
prevedeva un gruppo di controllo. Non è quindi possibile stabilire con certezza che i
miglioramenti osservati siano stati provocati dall’interazione con l’intelligenza artificiale:
anche il confronto con lo psicoterapeuta presente durante l’esperimento potrebbe aver avuto
un ruolo. Saranno necessari studi più ampi e controllati per capire se le abilità esercitate con
un’intelligenza artificiale riescano effettivamente a trasferirsi nelle relazioni reali. Esiste
inoltre una questione etica importante: se utilizzati frequentemente e senza supervisione, i
compagni virtuali potrebbero favorire una dipendenza emotiva dalla tecnologia o spingere
alcune persone a preferire interazioni artificiali, più prevedibili e prive dei conflitti tipici delle
relazioni umane, rispetto a rapporti reali inevitabilmente più complessi. L’obiettivo dei
ricercatori, quindi, non sembra essere quello di sostituire le relazioni umane o la psicoterapia
con l’intelligenza artificiale, ma piuttosto di capire se strumenti digitali di questo tipo possano
rappresentare un “ponte” per chi oggi si trova ai margini della vita relazionale, offrendo uno
spazio relativamente sicuro in cui esercitare comunicazione, vulnerabilità e gestione del
rifiuto prima di portare queste competenze nel mondo reale.

Bibliografia: The study, ““I Could Practice Flirting Without Pressure”: A Proof-of-Concept Study of an AI
Chatbot-Assisted Intervention for Men Facing Distressing Involuntary Singlehood,” was authored by David
Lafortune, Valérie A. Lapointe, Cloé Canivet, Jonathan Bonneau, Ghayda Hassan, Marie-Aude Boislard,
Franklin Calazana, Christian Labrie, and Simon Dubé.