302026Ott
La rivalità è nell’aria: la chimica dietro alla competizione sessuale

La rivalità è nell’aria: la chimica dietro alla competizione sessuale

“Ti trovi a un evento organizzato da un’associazione universitaria quando incontri un uomo
attraente. Hai partecipato alle ultime attività dell’associazione e hai parlato con lui diverse
volte. Scopri che questo ragazzo è single, proprio come te, e sembra che ci sia un sacco di
chimica tra voi due. Lui passa un po’ di tempo parlando con te e sembra che ci sia sintonia tra
voi.
Tuttavia, in seguito noti che lui ha parlato anche con un’altra donna, un nuovo membro
dell’associazione. I due sembrano apprezzare la compagnia reciproca. Purtroppo, sai che
anche questa donna è single e non sei sicura se l’uomo sia più interessato a te o a lei.”
Questo è lo scenario in cui si devono immergere le partecipanti di un recente studio cinese
che studia come una sostanza chimica sia implicata nella cosiddetta “competizione
intersessuale” tra donne.
La sostanza in questione, l’androstadienone (abbreviato in AND), è un derivato degli ormoni
androgeni ed è presente nel plasma e nel sudore di entrambi i sessi e nel seme maschile.
Attraverso l’olfatto, questa sostanza può trasmettere delle informazioni di tipo sociale che
influenzano le risposte emotive, fisiologiche e comportamentali di chi le percepisce. La
funziona principale sarebbe quella di aumentare le opportunità di successo riproduttivo.
Infatti, vari studi precedenti hanno già studiato l’AND e la sua interazione con gli individui
femminili, scoprendo il collegamento della sostanza con una maggiore attivazione fisiologica
e un umore più positivo, oltre che implicazioni nel comportamento sessuale nelle donne, tra
cui l’aumento del livello di eccitazione, e nella scelta del partner maschile.
Lo studio cinese si è occupato di indagare se questa sostanza fosse coinvolta anche in quella
forma di rivalità che si crea tra individui dello stesso sesso (in questo caso, tra donne) rispetto
a potenziali partner sentimentali o sessuali: si sono sostanzialmente chiesti se l’AND
rendesse le donne più competitive nella ricerca di un partner.
Il disegno dello studio è semplice: si chiede a un campione di donne, ignare dello scopo della
ricerca, di immaginarsi nella situazione riportata a inizio articolo. Dopo di che, si mostrano
alle partecipanti foto di donne cinesi e si condividono alcune informazioni su di esse, di
carattere negativo, positivo o neutro, chiedendo loro quanto sia propense a condividerle con
le proprie amiche. La prova è stata fatta sia in condizione normale, sia previa
somministrazione dell’AND (per via olfattiva) e poi i risultati sono stati confrontati.
Si è così scoperto che la somministrazione della sostanza rendeva più probabili due
comportamenti: la formazione di una prima impressione della rivale come provocante e
flirtante e la propensione a condividere informazioni negative su di lei.
Entrambe i comportamenti sembrano confermare l’ipotesi dei ricercatori. Per capirli,
caliamoci nuovamente nello scenario iniziale. Innanzitutto, le donne che avevano assunto la
sostanza percepivano l’altra donna come flirtante, seducente, interessata all’uomo dei loro
desideri: l’altra donna costituiva quindi una “minaccia” rispetto al proprio proposito
sentimentale nei confronti dell’uomo, diminuendo le proprie probabilità di successo. Inoltre,
le donne rese “competitive” dall’AND si proclamavano più inclini a spettegolare, cioè a
condividere informazioni negative sul conto della rivale, che potessero rovinarne la
reputazione e, quindi, ridurne le opportunità relazionali.
Quando si parla di “chimica” tra due persone, quindi, non è solo una metafora: i risultati di
questo studio suggeriscono che alcune sostanze chimiche presenti nel nostro corpo possano
influenzare non solo il modo in cui percepiamo un potenziale partner, ma anche chi potrebbe
contendercelo.

Naturalmente, la rivalità riportata nello studio corrisponde a una situazione sperimentale:
nella realtà le nostre percezioni sono più complesse e mediate da fenomeni sociali. Tuttavia,
lo studio ci apre gli occhi su come anche atteggiamenti superficiali come i pettegolezzi o la
competizione possano essere influenzati, almeno in parte, da correlati chimici e intenzioni
adattive.

Wu, Y., Niu, C., & Zheng, L. (2026). Chemosignals shape women’s self-reported engagement
in negative gossip and their perception of flirtatiousness of romantic rivals. Archives of Sexual
Behavior, 55(5), 1859–1867. https://doi.org/10.1007/s10508-026-03482-6