Due madri o due padri? Lo studio italiano che ribalta la domanda sui figli delle famiglie omogenitoriali
Da svariati decenni le diverse comunità del mondo si chiedono: un bambino con due madri o
due padri crescerà davvero bene? Dietro questa apparente preoccupazione si nasconde
spesso l’idea che alla famiglia “manchi” qualcosa: un modello maschile o femminile, una
maggiore stabilità, un contesto più semplice da spiegare agli altri.
Uno studio italiano pubblicato nel 2015 ha provato a rispondere a questa domanda
attraverso i dati, confrontando 20 madri lesbiche, 20 padri gay e 40 genitori eterosessuali.
Più nello specifico i ricercatori hanno indagato tre aree: la qualità della relazione di coppia, il
funzionamento familiare e il benessere emotivo e sociale dei bambini.
Il primo risultato è quello che forse dovrebbe chiudere molte discussioni: i figli cresciuti da
genitori gay o lesbiche non mostrano differenze significative rispetto ai figli di genitori
eterosessuali sia nella regolazione delle emozioni che nel benessere psicologico generale.
Non risultavano più iperattivi, più in difficoltà sul piano emotivo o comportamentale, né con
più problemi nelle relazioni con i coetanei.
Ma lo studio non si ferma al “nessuna differenza”. Al contrario di come il pregiudizio sociale
erroneamente consiglia, alcuni tra i risultati più interessanti hanno rivelato che i genitori gay
e lesbiche riportano livelli più alti di adattamento di coppia, flessibilità familiare e
comunicazione. In pratica, hanno descritto relazioni in cui ruoli e decisioni quotidiane
venivano negoziati con maggiore apertura, senza potersi affidare automaticamente al
classico copione del “compito da madre” e del “compito da padre”, aspetto che rende più
fluente il “lavoro” di coppia.
Questo non significa che avere due madri o due padri renda una famiglia magicamente
migliore. Sarebbe una conclusione altrettanto superficiale. Però suggerisce una cosa
importante: ciò che fa funzionare una famiglia non è la combinazione di genere dei genitori,
ma la qualità delle relazioni che costruiscono – comunicazione, capacità di adattarsi,
collaborazione e presenza emotiva.
Il dato acquista ancora più peso se si pensa al contesto italiano dell’epoca. La ricerca è stata
svolta prima dell’entrata in vigore delle unioni civili, quando per le coppie dello stesso sesso
non esisteva alcun riconoscimento giuridico della famiglia e l’accesso alla genitorialità
richiedeva spesso percorsi costosi e complicati all’estero. Nonostante lo stigma sociale e
l’incertezza legale, nello studio non sono emersi maggiori problemi di adattamento nei
bambini.
Gli autori, però, invitano alla cautela. Il campione era piccolo e formato soprattutto da
genitori istruiti, residenti in grandi città e, in molti casi, inseriti nell’associazione Famiglie
Arcobaleno: persone che potevano contare su risorse economiche e reti di supporto non
disponibili per tutti. Non si può quindi trasformare il risultato in una fotografia universale di
ogni famiglia omogenitoriale italiana.
Il messaggio più interessante resta comunque un altro: il possibile fattore di rischio non è
l’orientamento sessuale dei genitori, ma il pregiudizio che li circonda. La domanda, allora,
forse non dovrebbe essere se due madri o due padri siano “abbastanza” per crescere un
figlio. Dovremmo chiederci piuttosto quanto una società sia capace di proteggere tutte le
famiglie da stigma, discriminazione e isolamento, per consentire il benessere totale di
qualsiasi famiglia, qualunque composizione essa abbia.
Baiocco, R., Santamaria, F., Ioverno, S., Fontanesi, L., Baumgartner, E., Laghi, F., &
Lingiardi, V. (2015). Lesbian mother families and gay father families in Italy: Family
functioning, dyadic satisfaction, and child well-being. Sexuality Research and Social Policy,
12(3), 202–212. https://doi.org/10.1007/s13178-015-0185-x




